Reinventarsi nuovi mondi possibili
Gli “over 50” tra resilienza e creatività
Marina Farina

Tratto da: I luoghi dell’intuizione, a cura di Cinzia Chiesa, “Quaderni di Psicologia Analisi Transazionale e Scienze Umane” n. 60, 2013, La Vita Felice, Milano.

L’individuo e la percezione di sé

Livia aveva un sogno nel cassetto: studiare. Ma allora le donne, soprattutto in campagna, frequentavano solo le scuole commerciali.

Da 35 anni lavora in un Centro per l’Impiego. Quando c’era lavoro e le persone si potevano collocare, le piaceva osservare i loro visi contenti: che soddisfazione! Ora è diverso. Le persone sono desolate, disperate, arrabbiate; e allora Livia ha imparato ad ascoltarle e non perde mai la speranza di poterle aiutare con l’informazione corretta e gli invii giusti.

Per questo non ha mai smesso di studiare, di informarsi sulle nuove leggi, di frequentare corsi di aggiornamento. Con grinta da combattente, Livia continua a imparare per i suoi utenti difficili, reinventandosi il lavoro giorno dopo giorno, grata per una parola di riconoscenza.

In attesa di una pensione che arriverà più tardi del previsto, coltiva già il progetto futuro di fare la volontaria in qualche patronato per aiutare i “vecchietti” a compilare moduli e richieste.

Francesca è entrata nell’ente pubblico nel 1978, in cui lavora ancora oggi, dopo 35 anni. Ha superato il concorso per un livello esecutivo ancor prima di diplomarsi, per poi iscriversi alla facoltà di lingue. Uscita dal lavoro, andava direttamente all’università. Nel frattempo, ha partecipato con successo a 7 concorsi e dopo 5 anni di scuola serale di lingue orientali, si è laureata.

Intanto il mondo del lavoro cambiava velocemente; il tetto da raggiungere per l’età pensionabile si spostava in là negli anni e bloccava i suoi progetti per il futuro: avere tempo libero, viaggiare, studiare per una nuova laurea… questa volta di giorno! Per la prima volta nella vita, ha deciso di proporsi per un ruolo di maggior responsabilità: «Qui devo rimanere, tanto vale starci da protagonista!». E così ha avuto l’incarico.

Adesso Francesca ha 54 anni e 37 di lavoro alle spalle. Dal punto di vista professionale “ha ancora un gradino di possibilità”: le piacerebbe provare ad avere una responsabilità ancora maggiore.

Le storie di Livia e Francesca testimoniano come una persona possa vivere il cambiamento d’età come un’opportunità, una sfida. Sono donne normali che hanno saputo attribuire senso al loro progetto di lavoro in un’ottica esistenziale più ampia, riprogettando il proprio futuro professionale. Costrette a rimanere in azienda per una legge sulle pensioni che sembrerebbe penalizzarle, sono “contente”, motivate, piene di energia e capaci di valorizzare la loro esperienza lavorativa, il loro talento.

Da loro impariamo che è possibile non sentirsi ingombranti (F. Rampini, 2012), che c’è una bella differenza tra il sentirsi in declino o in rilancio, tra la passività e l’azione: Livia decide di insegnare con il suo esempio la pazienza ai giovani e dare una parola di speranza agli utenti, Francesca offre la sua esperienza all’organizzazione; in entrambe le storie, c’è un tema di motivazione e imprenditorialità personale.

L’età biologica e quella psicologica di Livia e Francesca sembrano coincidere e convergere entrambe verso la visione positiva di un nuovo ciclo di vita, percepito come tempo di nuove opportunità, di scelte e progettualità, «se la giocano al rialzo, inventandosi un nuovo pezzo di vita» (E. Oggioni, 2012).

Queste e altre storie ci convincono sempre di più che gli over 50 possono costituire una risorsa importante per la società contemporanea e soprattutto per le organizzazioni di oggi: sono portatori di esperienze e competenze professionali e di vita che possono trasferire ai giovani; hanno acquisito e consolidato maturità e stabilità psicologica, sono buoni regolatori di emozioni e quindi capaci di gestire la conflittualità in maniera efficace.

Contrariamente a ciò che si continua a pensare, sono flessibili e disposti a sperimentare e ad apprendere. Sempre secondo Oggioni, l’approccio della life span psychology, o psicologia del ciclo della vita, ci insegna che tutta l’esistenza umana è da vedersi come un’evoluzione continua.

Non parliamo di declino, quindi, ma di cambiamento e di opportunità di vivere la nuova fase secondo il nuovo paradigma del rilancio attraverso l’utilizzo delle loro risorse cognitive. Diminuisce la memoria recente, ma si consolida quella semantica: la storia personale, l’esperienza di vita e di lavoro sono presenti nella memoria in modo vividissimo. Ecco perché il Ministro del lavoro tedesco dal 2008 ha richiamato in azienda i lavoratori pensionati, per poter utilizzare manodopera qualificata e non disperdere saperi ed esperienze significative. Inoltre i senior hanno acquisito e consolidato una buona competenza emotiva e gestiscono meglio stress e conflittualità.

Un altro luogo comune da sfatare è che con l’età diminuiscano le capacità di concentrazione e di apprendimento: l’apprendimento continuo è possibile. Gli over 50 spesso hanno voglia di innovare. Possiamo essere creativi a qualsiasi età… e reinventarci un futuro.

Individuo e resilienza

Nella società liquido-moderna la vita non può mai fermarsi ed è fatta di una serie di nuovi inizi (Z. Bauman, 2008). Occorre, da un lato, imparare a sbarazzarsi delle cose che non funzionano più e dall’altro affrettarsi ad accelerare.

Lo testimonia la storia di Luca, che ha 51 anni e da uno ha fondato una cooperativa. Ci racconta che da ragazzo non amava studiare. Dopo aver abbandonato giurisprudenza, ha iniziato a lavorare con successo in un’azienda, come assistente degli assistenti. Il lavoro gli piaceva. Era l’epoca dei primi PC e tutto era da sviluppare. Essendo curioso e pratico, si è subito appassionato alla statistica e in due anni è diventato responsabile di un ufficio.

Presto fu chiamato a guidare la start up di una nuova organizzazione. Racconta di un periodo emozionante, avventuroso, in cui si sentiva artefice di questa creazione e della sua riuscita. «Ero riconosciuto come una persona versatile e che riesce a gestire lo stress dei cambiamenti. Nel ’97 sono diventato dirigente».

Ma nel 2007 comincia la crisi e arriva una ristrutturazione aziendale: Luca viene licenziato! Racconta di aver sentito un gran vuoto. Era arrabbiato e spaventato. Trovatosi improvvisamente a non saper come gestire il proprio tempo, ha cominciato a dedicarlo alla famiglia. Portando i suoi bambini ai giardini pubblici vedeva che, man mano, aumentavano i papà: i segnali della crisi erano evidenti.

La svolta arriva a inizio 2011, quando Luca si iscrive al percorso “Comincio da tre”[1] e presenta l’idea di creare una cooperativa. Era il momento giusto: molti nel settore rischiavano di perdere il lavoro e potevano essere interessati a diventare soci della cooperativa. Luca ha confidato in se stesso e si è detto: «Parto! Se andrà male avremo comunque fatto un’esperienza! L’abbiamo costituita a febbraio 2012. Adesso siamo 90 soci, dai 30 agli 80 anni. Non sono un grande condottiero, non sono un politico, ma sono un entusiasta, ho estro, curiosità, voglia di sperimentare».

[1] Nato nel 2010 da un accordo tra Confcommercio, Manager Italia e CFMT (Centro di Formazione Manageriale per il Terziario), il progetto prevede un’ampia offerta formativa e di sostegno per i manager inoccupati del settore.

[…]

 

Inserisci la mail per scaricare l'insight completo