Marco Poggi
MINDFULNESS EFFECT

Come infondere energia, vitalità e benessere ad un gruppo stanco, sfiduciato e demotivato attraverso un progetto di mindfulness.

La sfida

La funzione  che si occupa dei processi di back office di un’azienda del mondo finance, per l’ennesimo anno consecutivo, presentava dei risultati di survey desolanti.

Tutti gli indicatori considerati, e in particolare quelli che fotografano i livelli di energia, benessere diffuso e spirito di intraprendenza risultavano abbondanetemente al di sotto della media aziendale e collocavano la funzione all’ultimo posto nella classifica complessiva.

I reponsabili della fuznione in accordo con HR, decisero di sperimentare un approccio nuovo e insolito per quel contesto e accettarano la sfida di promuovere un’iniziativa di mindfulness.

Il contesto

Le persone della funzione avevano un’età media piuttosto avanzata e svolgevano i loro compiti di tipo gestionale da molto tempo.

Si potrebbe essere portati a  pensare che quel lavoro ripetitivo e non particolarmente stimolante di suo, ancorché non in grado di generare un livello elevato di motivazione, sia in grado comunque di garantire un certo confort.

Invece quel che può accadere in queste situazioni è che nella routine si abbassino i livelli diffusi di energie e vitalità, si diffonda un clima di sfiducia generalizzata e si sviluppino forme di stress che pregiudicano, talvolta in modo significativo, il  benessere generale compromettendo infine anche la qualità della performance.

L’idea di proporre un intervento di mindfulness in quel contesto segnato da sfiducia era quindi particolarmente coraggiosa: il rischio che la proposta non venisse compresa e venisse percepita come stravagante o, peggio, svalutativa in quanto ipocritamente “terapeutica” era tutt’altro che teorico.

Si trattava dunque di progettare un intervento particolarmente accurato sul piano della comunicazione che, tenendo conto delle caratteristiche delle persone da coinvolgere, rendesse percepibile il senso e il valore della proposta e motivasse la partecipazione.

Cosa abbiamo fatto

Il primo passo dell’intervento è consistito un una conferenza rivolta a tutto le persone della funzione (circa 200) tenuta da un neuro scienziato e da un coach MIDA in cui in modo leggero e accattivante venivano trattati i seguenti contenuti:

 

  • come funzionano il cervello e il sistema nervoso e perché talvolta ci sentiamo stanchi, svuotati, pessimisti e scoraggiati,
  • in che modo la capacità di portare attenzione a noi stessi, alle nostre sensazioni, emozioni e pensieri aumenta il senso di equlibrio e rigenera energia,
  • la mindfulness come stato della mente in cui siamo attenti e consapevoli e come tecnica, semplice e accessibile, per migliorare significativemente la qualità della nostra esperienza.

 

Al termine della conferenza veniva presentato il training di mindfulness e proposto a chi lo desiderava la possibilità di partecipare.

 

Il training prevedeva percorsi di 6 settimane costituiti da:

 

  • 6 incontri in presenza (in gruppi di 15 persone), il primo e l’ultimo di una giornata, gli altri di 2 ore guidati da coach MIDA certificati nella conduzione di percorsi di mindfulness,
  • l’accesso ad una piattaforma (“Brain Wellness” della società Neocogita, partner di MIDA) che consente di fare un assessment individuale dei propri livelli di partenza e di arrivo (basati su test convalidati dalla letteratura scientica)rispetto ad una serie di parametri di benessere e di supportare la pratica individuale quotidiana attraverso audioguide)
  • un progamma di esercizi da svolgere individualmente tutti i giorni.

 

Inaspettatamente oltre il 70 per cento dei partecipanti alla conferenza aderì al programma e partecipò con interesse e coinvolgimento emotivo all’esperienza partecipando attivamente alle sedute in presenza e svolgendo con disciplina gli esercizi individuali.

Risultati

Il primo risultato qualitativo conseguito è collegato al racconto delle persone al termine dei percorsi che, in modo molto convergente, testimoniavano di sentirsi molto meglio, di essere più sereni, rilassati, di dormire meglio ed essere più aperti e collaborativi con gli altri.

 

Inoltre gli assessment individuali prima e dopo il percorso hanno consentito di tracciare i risultati prodotti dall’intervento.

Le misurazioni riguardano i seguenti aspetti:

 

  • la presenza mentale
  • la resilienza
  • il livello di stress
  • il livello di ansia
  • il perspective taking (la capacità di assumere il punto di vista dell’altro).

 

In ciascuna di questi aspetti sono stati rilevati scostamenti signifciativi tra prima e dopo il training.

  • La presenza mentale si è incrementata del 18%
  • La resilienza del 22%
  • Il livello di stress è diminuito del30%
  • L’ansia del 19%
  • Il perspective taking si è incrementato del 5%.

 

Ma il risultato più bello e sorprendente è arrivato con la survey dell’anno successivo in cui la funzione back office da ultima che era si è posizionata…prima!