Insights 27 Marzo 2024

Come Combattere i Disturbi Comportamento Alimentare. Intervista a Aurora Caporossi

Per conoscere il punto di vista di chi lavora ogni giorno per sensibilizzare sul tema dei disturbi comportamento alimentare, scardinando stereotipi, falsi miti e preconcetti. Oggi abbiamo il piacere di parlare con Aurora Caporossi, Co-Founder di Animenta e Top 100 Forbes Under 30.

Puoi raccontarci di Animenta? Quando nasce?

Animenta è una realtà non-profit che dal 2021 si occupa, in tutta Italia, di disturbi del comportamento alimentare.

Nasce per fornire accesso adeguato alle cure, un supporto concreto a chi vive la malattia e alle famiglie che stanno accanto provando, ogni giorno, a trovare nuove parole ed immagini con cui raccontare i disturbi alimentari. Solo lavorando su una rappresentazione più ampia ed inclusiva possiamo provare a far si che sempre più persone si sentano rappresentate chiedendo aiuto più facilmente. Animenta come piace dire ad Aurora, sua fondatrice, “nasce come luogo in cui ogni storia è accolta e il giudizio è bandito”

 

Qual è l’obiettivo di Animenta e come opera sul territorio?

L’obiettivo di Animenta è quello di far sì che accedere alle cure non sia più un privilegio ma una possibilità per tutti.
L’associazione segue i pazienti e la sua famiglia in tre diverse macro-fasi.

In un momento di sensibilizzazione sul territorio nazionale con interventi nelle scuole in cui vengono fatti incontri di prevenzione sui disturbi del comportamento alimentare con l’obiettivo di riuscire ad intervenire in modo precoce.

Tramite attività di supporto a chi soffre e alla famiglia del paziente, ed infine sviluppando attività socio-riabilitative volte al reintegro sociale, familiare e scolastico di chi vive un rapporto complesso con il cibo.

Perché oggi, nel 2024, è cruciale parlare di disturbi del comportamento alimentare e perché questo tema è diventato così importante?

Parlare oggi di disturbi del comportamento alimentare è importante non solo perché a livello di numeri i disturbi del comportamento alimentare, in particolar modo l’anoressia nervosa, sono tra le malattie psichiatriche con il più alto tasso di mortalità a livello mondiale ma anche e soprattutto perché ci troviamo a fronteggiare una malattia che si sviluppa attraverso la cultura che viviamo.

Il fattore socioculturale è tra i fattori che possono portare all’insorgenza di un disturbo alimentare e ad oggi i DCA sono più diffusi che mai perché nonostante si tratti di una malattia che non riguarda solo il corpo e il cibo, per provare a rispondere alla domanda sul perché sempre più persone si ammalano di disturbi del comportamento alimentare, è fondamentale riuscire a capire il ruolo che il cibo riveste nella nostra vita e quale la pressione che esercitiamo sui nostri corpi.

Quanto è importante parlare di DCA all’interno del contesto lavorativo e cosa sta cercando di fare Animenta per far dialogare questi due mondi?

Parlare di disturbi del comportamento alimentare in azienda è importante perché significa prendersi cura a 360° del benessere personale e lavorativo di chi soffre di un DCA. Si tratta di un tema che rientra a pieno titolo nella DE&I soprattutto là dove parliamo di inclusione dei corpi. Basti pensare che le sedie presenti negli uffici non sono adatte a tutti i tipi di corpi o che quello che mangiamo in pausa pranzo non sempre è adeguato a tutte le esperienze personali che ognuno di noi sta vivendo.

L’ambiente lavorativo, così come la casa e la scuola, rappresenta un microcosmo che abitiamo per gran parte della nostra giornata e riuscire a prendersi cura anche dei disturbi alimentari significa prestare attenzone alla salute dei propri collaboratori ed evitare che una malattia, così grave, possa impattare anche sulla loro performance lavorativa

Nella newsletter di marzo la parola del mese è “grassofobia”, ed è per questo che ti chiedo quanto è importante parlare di DCA quando parliamo di grassofobia e come questi due temi sono tra loro connessi?

Viviamo in un mondo fortemente concentrato sul modo in cui le persone trattano i loro corpi e sebbene questo non rappresenti la causa diretta di un disturbo alimentare può contribuire a creare del terreno fertile per il loro sviluppo. Il fatto che noi mettiamo una estrema pressione sui corpi degli altri, così come il fatto che si abbia paura di prendere peso hanno un legame molto stretto con il tema dei disturbi del comportamento alimentare.

Grassofobia e disturbi del comportamento alimentare sono due temi tra loro fortemente intrecciati anche e soprattutto a livello medico là dove spesso a molte persone che si rivolgono a professionisti, non vengono fatte diagnosi di DCA perché la narrazione stereotipata che abbiamo di queste malattie ci porta a pensare che a soffrirne possano essere solo ragazze bianche gravemente sottopeso, in realtà non è così. Molte volte quando all’interno della sala della terapia entrano persone grasse la prima cosa che gli viene detto è di mettersi a dieta, quando la dieta è tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza di un disturbo alimentare.

Molto spesso la persona che entra in terapia ha già seguito moltissime diete ed il problema non è da rintracciarsi li ma è cercare di capire da dove nasce questo rapporto così complesso con il cibo. La grassofobia c’entra molto, purtoppo, con lo stigma clinico che si ha nei confronti dei corpi grassi e della difficile accessibilità che hanno ai percorsi di cura.

Cosa possiamo fare e quali le accortezze da avere nostra vita quotidiana a livello personale e professionale?

Se riconosciamo questi temi come a noi caldi è fondamentale chiedere aiuto perché dai disturbi del comportamento alimentare, se curati adeguatamente, è possibile guarire.
L’obbligo è quello di non sottovalutare o semplificare una malattia di questo tipo che spesso viene tralasciata e non considerata ed il primo passo che possiamo fare è quello di non commentare.
Non commentare a lavoro, ad esempio in pausa pranzo, cosa c’è nel piatto dei colleghi o il corpo di chi siede accanto a noi perché non sappiamo mai cosa si nasconde dietro la forma estetica di un corpo, spesso c’è moltissima sofferenza

Animenta è molto attiva a livello sociale, puoi raccontarci alcuni dei progetti e collaborazioni che avete all’attivo

Animenta sviluppa progetti di responsabilità sociale d’impresa portando il tema del benessere e della prevenzione dei disturbi alimentari, all’interno e all’esterno delle organizzazioni.

Abbiamo all’attivo diverse collaborazioni sul territorio nazionale. Ne sono un esempio i progetti nelle scuole, in cui volontarie di Animenta collaborano per sensibilizzare sul tema dei disturbi del comportamento alimentare. Piuttosto che il grande nucleo delle terapie sospese, dove un’azienda può decidere di allocare un budget per dare la possibilità, gratuitamente o ad un prezzo calmierato, di accedere alle terapie a chi non ha accesso facile alle cure.

Le aziende possono sceglier di supportare Animenta in vari modi, ne è un esempio “la pasta di Animenta”, spesso acquistata nel periodo natalizio, come regalo solidale che ha l’obiettivo di riscrivere il rapporto con il cibo per chi soffre di disturbi alimentari.

Intervista a cura di Francesca Finazzi

Grazie a Aurora Caporossi, Founder di Animenta

Per approfondire il tema della Grassofobia scopri il libro del mese di Marzo 2024.

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