La trasformazione digitale e noi
Emanuele Schmidt
Praticamente tutte le attività, in ogni ambito della nostra vita, saranno “abilitate digitalmente” o automatizzate. Molte lo sono già: che impatto ha tutto questo sulla nostra vita e sul nostro lavoro? E noi che ruolo abbiamo?

“Digital transformation” è la parola d’ordine del momento, l’ondata che sta trasformando le nostre abitudini, le relazioni, il lavoro, la politica. Si tratta di un processo in atto da diversi decenni , che sta diventando sempre più pervasivo in ampiezza (perché la tecnologia ormai intercetta praticamente tutto) e in profondità (perché non si accontenta di restare ai margini dell’esperienza umana, si radica nella nostra identità).

 

Siamo già a buon punto: le macchine, che un tempo producevano solo cose, oggi fanno diagnosi mediche, compongono musica, discutono con i clienti, calcolano le tasse da pagare, guidano mezzi di locomozione, ci informano quando qualcosa non funziona, ci consigliano quale musica ascoltare, scrivono articoli, negoziano prezzi, prenotano il teatro, propongono ricette, vincono telequiz, vincono le elezioni.

 

Le due principali direttrici dell’innovazione digitale, la robotica (automazione delle attività “pratiche”) e l’intelligenza artificiale (automazione delle attività “cognitive”), hanno l’ambizione di trasformare qualsiasi lavoro umano, quello fisico come quello intellettuale, talvolta eliminandolo, sempre modificandolo. Lo stesso vale per tutto ciò che consideriamo “vita privata”.

 

Detto in altri termini: verrà abilitato digitalmente tutto quello che non verrà automatizzato.
Tertium non datur, o almeno così sembra: anno dopo anno sono sempre meno le attività che svolgiamo senza un qualche tipo di intermediazione digitale. E continuerà così ancora a lungo.

 

La transizione sarà un processo lungo, che probabilmente richiederà più tempo del previsto. Non sappiamo esattamente a quale
destinazione finale ci porterà, ma è sicuro che produrrà dei cambiamenti epocali.
Un’altra certezza: è già iniziata e i cambiamenti epocali li stiamo già vivendo.

Le direttrici dell'innovazione

Due sono le strade dell’innovazione digitale.

La prima è automatizzare. Il lavoro non viene più realizzato da un umano, ma da un sistema tecnologico che, con percorsi diversi da quelli seguiti dall’uomo, raggiunge lo stesso obiettivo.
Anzi: una qualità superiore con minor costo, elevata efficienza e maggior velocità.

 

Non c’è più un limite teorico all’automazione del lavoro; è solo questione di ritorno sull’investimento: possiamo finalmente immaginare un mondo in cui tutto verrà prodotto dalle macchine, consapevoli che non è un’utopia ma uno scenario possibile, se non probabile. Gli umani (per ora) progettano,
costruiscono, aggiustano, controllano le macchine. Ma forse verrà un futuro in cui saranno le macchine a progettare se stesse, senza farci perdere tempo.

 

In molti casi, l’automazione non sostituisce interi processi, né fa scomparire intere professioni: trasforma singole attività o fasi all’interno di un processo, rimodulandolo. Ad esempio, le indagini di mercato sono ancora gestite da professionisti, che le vendono, le impostano, le interpretano e le presentano ai clienti, ma alcune fasi ad alta intensità di lavoro sono affidate alla tecnologia: chatbot per intervistare, programmi statistici per analizzare
i dati, software di analisi semantica per interpretare grandi quantità di testo o parlato.
Considerazioni simili possono essere fatte per qualsiasi professione o processo, nell’industria come nei servizi.

 

La seconda strada dell’innovazione è costruire un aiuto digitale per svolgere un’attività.
L’umano continua a fare qualcosa, ma lo fa con il sostegno di un software. Per orientarsi, non guarda più le carte stradali né chiede a un passante: imposta il navigatore. Per prenotare un viaggio, non va più in biglietteria o all’agenzia: apre un’app sul suo smartphone. E se vuole risparmiare, seleziona un’altra app che prevede l’evoluzione della bigliettazione dinamica, per sapere quando è il momento giusto per comprare quel biglietto. Per girare pagina, sfiora lo schermo del suo tablet, oppure smette proprio di girare pagine e attiva un audiobook, così può ascoltare un libro mentre fa altro. Se viaggia molto, non compra più travellers cheque, né si affida a una normale carta di credito: apre un borderless account così da ridurre i costi di intermediazione bancaria.

 

E così via: nella professione come nella vita privata, l’abilitazione digitale è un’automazione non sostitutiva, che però presuppone sempre un qualche “togliere e trasformare” e quindi produce un profondo cambiamento delle abitudini.

 

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